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Listino
€ 28.00
Collana
"SENZA RADICI NON SI VOLA"
Pagine 232
Illustrazioni 104
Dettagli
ISBN 978-88-683212-6-0 - Libro_ f.to: 15x21 Corredato da ben 104 foto a colori e in bianconero. Copertina:_Colori plastificata Allestimento:_Brossura
Disponibile in
5 giorni lavorativi
Storie di storie di rottami, regine e motori
Edgardo Ferrari
Il romanzo principale di Edgardo Ferrari, intitolato “Dov’è finito lo scimmiottino rosa”? e pubblicato nel 2017 da Edizioni Andromeda, ha avuto una lunga gestazione (più o meno dal 2003 al 2011) ma era già chiaro da anni nella mente dell’autore come avrebbe dovuto svilupparsi l’opera e più o meno quali argomenti sarebbero stati affrontati in essa. Il caso di “Storie di storie di rottami, regine e motori” è completamente differente e ha in comune con il volume precedente principalmente la lunga gestazione (dal 2010 al 2018), oltre all’ intento sociale di fornire al lettore lo spaccato e una chiave di lettura di un’epoca. Questo libro si focalizza dal lato temporale su un periodo che va dal secondo dopoguerra fino alla fine del secolo, anche se ci sono pure accenni a fatti e personaggi più o meno importanti dei primi decenni del secolo. Inoltre, l’oggetto dell’opera si restringe al mondo dei motori in generale, e in particolare alla nascita del collezionismo dei veicoli a motore e ai rapporti sociali e umani dell’autore con questo mondo e, più in generale, con il mondo dell’artigianato che ruota attorno alla cultura dei veicoli storici. Infine, i rapporti dell’autore con i colleghi della stampa specializzata e con i dirigenti dell’ASI e degli altri enti preposti alla tutela del valore storico dei veicoli, trovano una parte di rilievo all’interno dell’opera. Ma vediamo ora come è nata l’idea di scrivere questo originalissimo volume dando la parola direttamente a Edgardo Ferrari. “In un lontano giorno autunnale dell’anno 2009 andai a mangiare da “Gilberto”, al bacino del Brasimone, dove veniva festeggiato il novantesimo compleanno di Rovigno Rimondi. Nella tavolata avevo di fianco l’amico Antonello Degli Esposti che, fra un tortellone e l’altro, ad un certo punto mi dice che sarebbe bene fare una storia del motorismo bolognese perché tante vicende andrebbero irrimediabilmente perdute una volta scomparsa la nostra generazione che ancora le ricorda. Io sono pienamente d’accordo e gli propongo di fare questo lavoro insieme. Antonello accetta di buon grado e ci mettiamo ambedue in moto. Dopo qualche settimana mi manda già una traccia per partire e mi dice che a Porretta Terme era nato un certo Mario Bernardini che sperimentò già durante la guerra una modifica su telaio Fiat o Lancia per poter montare un motore posteriore. Scoprirò poi che Mario Bernardini era nato a Loiano e non a Porretta, ma le altre informazioni erano esatte e costituivano senz’altro un piccolo “scoop”. Dopo un altro mese Antonello mi telefona per dirmi che non stava bene e non aveva potuto fare altre ricerche, ma aveva già messo da parte una decina di fotografie di sua proprietà che potevano esserci utili per la pubblicazione. Purtroppo però quelle fotografie me le fece avere sua cugina alla fine del 2010 perché il 15 aprile di quell’anno Antonello ci lasciò. A questo punto sentii come un mio dovere morale procedere nella realizzazione di ciò che ci eravamo preposti: lo dovevo ad Antonello. Ben presto però mi accorsi che una storia del motorismo bolognese “tout court” era praticamente impossibile da realizzare per svariati motivi. 1) Qual era il confine fra la storia in generale e la storia del motorismo ? E’ impossibile da stabilire per le interconnessioni che ha la storia dell’automobile con la storia politica e sociale. Avrei perciò dovuto parlare anche del Sindaco Dozza, di Enrico Mattei e di Alcide De Gasperi ? 2) È impossibile pure tracciare un confine territoriale e la storia di Mario Bernardini è un classico esempio: era nato a Loiano in Provincia di Bologna ma la sua vita agonistica e professionale ebbe poi luogo a Pistoia. Moltissimi altri esempi potrei fare e valga un concetto per tutti: tanti piloti bolognesi correvano con scuderie lombarde, toscane o altre e viceversa tanti toscani correvano per scuderie emiliane. 3) Anche ammettendo di riuscire a definire tutti questi confini, è normale dimenticare qualcuno perché non siamo macchine e possiamo anche sbagliare e/o dimenticare. A questo punto perciò decisi che avrei optato per segnalare sulla pubblicazione personaggi ritenuti molto importanti dalla quasi totalità dei collezionisti, personaggi conosciuti personalmente dal sottoscritto (ma tanti li ho dimenticati perché non è possibile ricordare tutto e tutti) e possibilmente che avessero o avessero avuto a che fare con la Provincia di Bologna e zone limitrofe. Nonostante tutti questi filtri e le innumerevoli e inevitabili dimenticanze, venne fuori un elenco alfabetico di più di seicento voci! Fra queste seicento c’era anche la descrizione di una cinquantina di veicoli storici che avevo guidato nella mia vita. Ero ormai quasi convinto a procedere con la pubblicazione di queste seicento e più voci seguendo il loro ordine alfabetico come si fa con i glossari, quando l’amica Paola Rubbi mi dà un importante suggerimento dopo aver letto la bozza: dividere il libro in capitoli anziché seguire l’ordine alfabetico. In questo prezioso consiglio erano compresenti due finalità molto importanti: liberare la mia ispirazione e la mia espressività creando una trama libera da vincoli formali e reali e evitare possibili problemi con la normativa sulla privacy. In tal modo sono rimasti in ordine alfabetico solamente i capitoli che trattano argomenti e personaggi ormai appartenenti a tutti gli effetti alla storia dei motori. L’opera ha assunto così la conformazione definitiva che è quella attualmente realizzata, con la divisione in otto capitoli, i primi quattro “biografici” e i rimanenti quattro che hanno conservato l’ordine alfabetico. Il primo capitolo è dedicato ai pionieri del collezionismo di veicoli a motore in Italia e ritengo che sia in assoluto il primo tentativo editoriale in tal senso che viene fatto nel nostro Paese. Questa parte è stata verificata e arricchita da Luigi Manfredini, raffinato collezionista e uno dei primissimi in Italia a interessarsi di auto d’epoca. Nel secondo capitolo inizia la narrazione vera e propria dell’autore che si conclude con la fine del quarto capitolo. Il quinto capitolo (il primo a forma di glossario in ordine alfabetico) è dedicato a costruttori, carrozzieri, personaggi storici, ingegneri, progettisti, tecnici e preparatori vari. Il sesto capitolo è dedicato ai piloti, il settimo agli operatori del settore e l’ottavo alle auto della mia vita. Naturalmente anche qui ci tengo a sottolineare ciò che ho già scritto in calce al libro che riporto in seguito. Devo subito premettere che quest’opera non intende avere il rigore di un saggio storico (tale rigore è anche impossibile da raggiungere) ed è costituita solamente da miei ricordi suffragati da informazioni che mi provengono da fonti attendibili ma non infallibili. Nei capitoli secondo, terzo e quarto, che sono autobiografici, a volte si fa riferimento ad aneddoti popolari e “leggende metropolitane” che dànno l’idea di un’epoca ma potrebbero anche non corrispondere alla realtà dei fatti, pur contribuendo a ottenere un migliore effetto narrativo e a suscitare un maggiore interesse nel lettore. Comunque ho cercato di fissare nella memoria collettiva personaggi, luoghi, enti, oggetti e situazioni sui quali la storiografia “professionale” potrà esercitarsi con veri e propri approfondimenti in seguito. Ovviamente questo mio lavoro non ha nemmeno la pretesa di essere un censimento di tutti coloro che hanno avuto a che fare con il mondo dei veicoli di interesse storico, e perciò mi scuso fin da ora se qualcuno non si troverà qui citato. Infine ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla stesura e alla realizzazione di quest’opera a partire dalle Edizioni Andromeda nella persona di Paolo Brunetti per la fiducia riposta nella mia persona, Luigi Manfredini, Paola Rubbi e mio fratello Valerio. Infine l’opera è dedicata alla memoria di Antonello Degli Esposti che mi lanciò questa proposta e non è un caso se un primo capitoletto del libro è a lui dedicato”. Facendo una summa a posteriori dell’opera, essa è formata da 234 pagine e più di cento immagini (delle quali quasi 50 a colori). La maggior parte di queste immagini sono inedite e rappresentano un patrimonio documentale di prim’ordine: veri e propri “scoop” sono le riproduzioni del depliant originale delle OSCA 1600 GT, la riproduzione dell’ordine di partenza della prima edizione della “Coppa Porretta” del 1929, riproduzioni da quotidiani sportivi degli anni Venti e Trenta, le foto del passaggio del rallye del cinema del 1956 da Porretta Terme ed altre rarità (penso ad esempio al necrologio di Edoardo Weber). C’è infine da dire che sarebbe stato più facile e anche più allettante dal lato finanziario farsi sponsorizzare la pubblicazione dagli operatori del settore interessati a farsi pubblicità. Sarebbe stata senz’altro la via più semplice e più veloce per arrivare allo scopo, ma le scelte dell’autore e le capacità della sua memoria sarebbero state viste dal pubblico sotto un altro punto di vista…

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