Franco Ferlini

Franco Ferlini

Nato a Roma il 25 febbraio 1938, si trasferisce a Bologna,dopo la laurea, perché è una città amministrata dal PCI. Si iscrive al Pci e diventa segretario della cellula universitaria.Nel 1965 riunisce in casa un gruppo di lettura del Capitale di Marx, visto che nel partito non si fa.Nel 1966 organizza una incontro per discutere della Cina,argomento proibito all'epoca perchè Mao era fortemente critico di Togliatti. Si apre un piccolo processo contro i partecipanti.Nel 1967 esce da PCI e aderisce a Potere Operaio.Nel 1972, per ragioni familiari e dissensi interni si allontana dal gruppo, ma continua l’attività politica come delegato unitario nel Comune di Bologna,ove lavora. Per questa ragione è esposto a continue vessazioni da parte dell’Amministrazione comunale e per cinque anni viene tenuto in un piccolo ufficio a non fare niente. Ciò paradossalmente gli consente di agire coi lavoratoridella sua ripartizione, bloccando assunzioni clientelari, imponendo la conclusione di un concorso fermo da dieci anni.Il Collettivo dei lavoratori del pubblico (CLEP) lo vede in prima fila sia nelle lotte contro la meritocrazia e il clientelismo della politica, che contro la cessione di servizi pubblici a cooperative di comodo dei partiti e dei loro manutengoli.Non per caso nel 1977 sia lui che Paolo Brunetti vengono arrestati contemporaneamente su ordine del PCI, con delle inverosimili montature giudiziarie. In particolare per Ferlini, l’iniziativa parte dal circolo attorno al sindaco di Bologna, Zangheri. Il 16 giugno 1977 un vigile, sua guardia del corpo, va a rendere falsa testimonianza d'averlo visto, tre mesi prima, guidare il corteo dell'11 marzo per l'uccisione di Francesco Lorusso. Il vigile si muove per ordine della federazione bolognese del PCI che ha dato sulla sua Rivista“La Società” (vedi negli allegati al libro) l’indicazione al “giudice Catalanotti”di arrestare Ferlini e Brunetti. Viene tenuto in carcere per sei mesi e liberato da una vasta agitazione dei dipendenti comunali, nonostante il PCI.Nel 1988 lascia il Comune di Bologna e si dedica allo studio dell’offensiva capitalistica contro i lavoratori salariati sul piano interno ed internazionale:Trattato di Maastricht, Euro, privatizzazioni, delocalizzazioni, finanziamento pubblico dei partiti, precarizzazione e cancellazione del futuro per le giovani generazioni.

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