Teoria
della Relatività
Come
Einstein ha cambiato le nostra concezione del tempo e dello
spazio
Introduzione
Nella seconda metà dell'Ottocento, la grande sintesi teorica di
Maxwell, porta all'unificazione di elettricità, magnetismo ed
ottica. Per realizzare questa profonda trasformazione
concettuale, Maxwell sfrutta in pieno una nuova grandezza fisica,
appena introdotta da Faraday, il campo, che avrà una grande
fortuna soprattutto nel Novecento, dove, grazie alla sua versione
quantistica, diventerà il protagonista principale di molte
ricerche.
Il meccanicismo di Newton, infatti, con la sua pretesa di
ricondurre tutti i fenomeni fisici ad una interazione fra
particelle materiali, per mezzo di forze dipendenti solamente
dalla distanza, non riesce infatti ad interpretare tutta la
complessa fenomenologia dell'elettricità e del magnetismo. La
teoria di Maxwell considera come entità fondamentali non più le
particelle e le relative forze a distanza, come nella
formulazione di Newton della meccanica, ma il campo
(elettromagnetico).
Un campo possiede delle proprietà in qualche modo opposte alla
tradizionale particella newtoniana. Una particella occupa una
regione di spazio ben delimitata ed è caratterizzata dalla sua
massa, velocità e posizione, mentre al contrario il campo è una
entità delocalizzata, presente con continuità in tutto lo
spazio, dove ovviamente assume diversi valori. Una carica
elettrica in movimento, per esempio, crea nello spazio
circostante un campo elettromagnetico, che si propaga alla
velocità della luce trasportando energia. Il campo, una volta
creato, possiede una sua esistenza propria, perché continua a
propagarsi, anche se, per qualche motivo, la carica viene
rimossa.
I fisici dell'Ottocento, ancora influenzati dal meccanicismo e
quindi convinti che spiegare un fenomeno significasse trovare un
modello meccanico del fenomeno in questione, credevano che tutto
lo spazio fosse riempito da una particolare sostanza, detta
etere, le cui oscillazioni dovevano permettere la propagazione
del campo elettromagnetico.
Alla fine dell'Ottocento, un passo molto importante in direzione
della relatività viene compiuto dal fisico olandese Lorentz: il
campo elettromagnetico non rappresenta più una semplice
proprietà della materia, ma il veicolo tramite il quale
l'interazione elettromagnetica si trasmette da una particella
all'altra. Ogni carica, in presenza di un campo elettromagnetico,
è sottoposta ad una forza, detta appunto di Lorentz, dipendente
dal valore che il campo assume nel punto dove si trova la carica.
L'elettromagnetismo ha quindi bisogno sia delle particelle,
portatrici di carica elettrica, che del campo, quale responsabile
dell'interazione che le particelle fra loro esercitano.
Si giunge quindi ad una contrapposizione, destinata ad essere una
delle protagoniste della fisica del Novecento, fra campo e
particelle, continuo e discontinuo, che appaiono come grandezze
fra loro irriducibili.
Nei primi anni del Novecento, Einstein sviluppa la teoria della
relatività ristretta allo scopo di estendere la validità del
principio di relatività di Galilei a tutti i fenomeni fisici, in
particolare a quelli elettromagnetici. Fra le sue conseguenze
più importanti ci sono la ridefinizione dei concetti di spazio e
tempo, come pure la scoperta dell'equivalenza fra massa ed
energia. Il concetto di tempo assoluto viene a cadere, essendo il
tempo relativo all'osservatore che lo misura: questo significa
che due eventi simultanei per un certo osservatore non lo sono
più per un altro osservatore, in moto relativo rispetto al
primo.
Il risultato forse più importante per Einstein è però
costituito dal fatto che una particella dotata di una certa massa
è equivalente ad una grande quantità di energia. Questa
scoperta infatti poteva essere interpretata come una prova del
fatto che le particelle non fossero altro che zone del campo ad
alta densità di energia ed alimentava la speranza di Einstein
arrivare ad una teoria unitaria del campo, dove le particelle non
avrebbero più dovuto essere considerate come delle entità
irriducibili, ma solo delle particolari caratteristiche del
campo. Il meccanicismo sarebbe quindi stato definitivamente
sconfitto.
La teoria della relatività generale nasce dal bisogno di
modificare la teoria newtoniana della gravitazione, alla luce dei
risultati della relatività ristretta. Per Newton la forza di
gravità agisce istantaneamente fra due corpi, mentre la
relatività ristretta afferma che nessun segnale si può
propagare ad una velocità maggiore di quella della luce nel
vuoto. Alla base della teoria si colloca il principio di
equivalenza secondo il quale l'effetto della gravità è del
tutto equivalente a quello prodotto dal moto accelerato. Una
delle più celebri verifiche della teoria è l'esperimento di
Eddington sulla deviazione della luce proveniente dalle stelle in
prossimità del Sole.
Secondo molti scienziati e filosofi la validità della teoria
della relatività generale implica la confutazione definitiva
della geometria euclidea. Lo spazio-tempo in vicinanza di una
grande massa non sarebbe più piatto ed i ben noti teoremi della
geometria euclidea non sarebbero più validi. La loro
argomentazione presenta tuttavia, come vedremo nel seguito, dei
punti deboli che permettono ancora di sostenere la validità
della geometria euclidea. Il problema di quale geometria sia la
più adatta per descrivere le proprietà dello spazio fisico è
quindi tuttora irrisolto e potrebbe non trovare mai una soluzione
definitiva.
(presentazione dell'Autore)