La
Rosa di Venezia
"La Rosa di Venezia"
è un'opera di fantascienza, anzi: di fantarcheologia,
addirittura di fantapaleoantropologia, nella quale l'autore
riesplora, con un suo stile propriamente giornalistico,
ampiamente documentato, il passato dell'umanità e l'evoluzione
della specie umana.
Una rilettura critica della preistoria incentrata però nella
regione alto-insubrica, vale a dire del cantone svizzero del
Ticino e della Lombardia, con altri siti elvetici, italiani e
d'altrove, con soventi puntate fino a Venezia, dove è racchiuso
l'arcano delle porte nel tempo.
"La Rosa di Venezia" è un labirinto di erudizione
brillante, ma sovente evasiva, e non sempre dà risposta a
domande che purtuttavia pone, accennando a codici antichi ed a
retaggi di civiltà arcaiche senza darcene la chiave di lettura.
Legittimo il dubbio: siamo al cospetto di una conoscenza, per
Pochi dunque, o sono suggerimenti apparentemente inconcludenti,
alla mercè dei Più?
Lo Straordinario talora si trova sul cammino dei Semplici, di
Numerosi che hanno il sapere. E sanno aspettare. Anche perché se
il Grande Anno è prossimo alla conclusione, è altresì
imminente il Grande Ritorno.