Archeoastronomia etrusca

 

Se la parola Archeoastronomia richiama alla mente grandi allineamenti megalitici o complessi sacrali come quello di Stonehenge, il suo significato, inteso attraverso il senso letterale di antica astronomia, può estendersi non solo a ciò che riguarda l'orientamento dei templi o tombe di epoche così tanto remote, ma essere posto in relazione anche con lo studio di antichi calendari, alla vasta produzione di orologi solari, astrolabi, e tutto quant'altro può coinvolgere lo studio del cielo interessandosi perfino a quelle mappe celesti rinascimentali rientrando anch'esse nel complesso mondo archeoastronomico sebbene di "antichità" quasi moderna. È sulla base di queste premesse che abbiamo inteso intitolare questo libro "Archeoastronomia etrusca" in quanto riguardante lo studio di alcune raffigurazioni di artistici manufatti di quella civiltà, la quale, anche senza risalire a tempi così lontani come quelli delle strutture megalitiche, partecipa di un periodo che certamente e a buon diritto può definirsi "antico". Se così non fosse, lo studio di monumenti molto più recenti, come ad esempio quello basato sugli effetti di luce e ombra della piramide di Chìchén-Itzà, costruita intorno al XII sec. d.C., avrebbe ancora maggiore difficoltà ad essere incluso tra quelli indagati da questa nuova disciplina.

(dall'Introduzione dell'Autore)